J-rock è un genere musicale che identifica il rock giapponese: il nome, infatti, deriva dalla contrazione dell’espressione inglese “Japanese rock“. Si tratta di un genere attualmente molto seguito nella cultura nipponica e all’interno di esso si trova una delle sue suddivisioni più popolari, il visual kei.

Il termine nasce in Europa alla fine degli anni novanta per esigenze catalogative, e non in Giappone, dove fino ai primi anni 2000 si utilizzava esclusivamente il termine J-pop per indicare la musica popolare prodotta all’interno della nazione, comprendendo quindi le sonorità rock assimilate dal rock anni sessanta proveniente dai paesi anglosassoni e riproposte in chiave autoctona dagli inizi degli anni ottanta. Il termine J-rock si è cominciato ad usare anche in Giappone soltanto di recente per convenzioni comunicative, ma in realtà il panorama commerciale nipponico è estremamente articolato e variegato e le sonorità definibili come “rock” sono talmente ricorrenti e sperimentate da non renderne possibile una chiara definizione di genere a sé stante rispetto al j-pop: questo spiega la difficoltà nel poter classificare molti gruppi nel genere rock o pop secondo le categorie occidentali, dato che è ricorrente infatti che un gruppo J-pop realizzi all’interno dello stesso album brani pop come altri fortemente rock o metal (si parla in questo caso di “J-Metal“) rendendo quasi gli artisti, gli album o le canzoni, “contenitori” di elementi di vario genere, più che il genere “contenitore” di artisti e canzoni.

Le origini

L’arrivo del rock psichedelico, introdotto principalmente dai gruppi britannici, provocò in Giappone la creazione di un nuovo genere musicale a partire da esso, ma con alcune modifiche. Quando debuttò a metà degli anni sessanta, completamente contrario al look esibito dai rockers europei. Ciononostante lo stile musicale si avvicinava di molto a quello dei più noti esponenti rock a livello mondiale. Gli artisti di rilievo di questo periodo furono Keiji Haino, The Golden Cups e The Tempters.

L’evoluzione

Durante gli anni Settanta cominciarono ad apparire i primi artisti più autoctoni, che prelevavano lo stile dei gruppi rock stranieri e lo adattavano alle proprie tradizioni. In questo periodo fecero la loro comparsa i primi cantautori del rock, ed ottennero grande popolarità autori come Kazuki Tomokawa e Kan Mikami.

Apparvero i primi gruppi giapponesi del genere rock progressivo. Alcuni gruppi come After Dinner e Cosmos Factory ebbero successo con questo genere di musica. Negli anni ottanta nasce uno dei maggiori gruppi della storia rock giapponese di stampo americano, i B’z.

Il J-rock si mantenne sotto un profilo abbastanza basso negli anni Novanta, dovuto specialmente al boom della musica dance ed elettronica in quel decennio, e alcuni artisti famosi di questo periodo furono Gackt e Malice Mizer. Il rock ritornò prepotentemente alla ribalta a cavallo tra gli anni novanta e gli inizi del XXI secolo, quando gruppi rock e pop come B’z, Mr. Children e Bump of Chicken tornarono ad attrarre pubblico soprattutto tra le nuove generazioni, che già iniziavano ad annoiarsi del pop sintetico.

La nascita del visual kei

Il genere conosciuto come visual kei (“stile visuale”) nacque all’inizio degli anni ottanta nel quartiere di Harajuku (una zona di Shibuya) dove diversi gruppi dal look trasgressivo secondo i costumi degli anni si esibivano all’aperto. La stravaganza e l’eterogeneità di stili che venivano a contatto pacifico in questo quartiere (rockabilly, anarcopunk, cyber punk, glam) contribuirono a delineare un genere dove lo stile provocante ed androgino si riallacciava a elementi estetici del teatro kabuki dove le parti femminile erano interpretate da uomini pesantemente truccati e talvolta acconciati con capigliature folte e colorate. Furono gruppi come Buck-Tick, X Japan e subito dopo Luna Sea a rendere noto a livello nazionale questo stile; storica l’esibizione degli X Japan al Kōhaku uta gassen, evento musicale trasmesso in televisione in diretta nazionale la notte di fine anno, dove vecchi artisti enka (musica folk giapponese) dividono il palco con le giovani star del panorama musicale.

Il visual kei è il genere più caratteristico all’interno del rock giapponese, sia perché unico e peculiare nel panorama mondiale sia perché molti gruppi che ne fanno parte hanno ottenuto successo anche in Europa ed in Occidente in genere.

Fu nella seconda metà degli anni novanta, con l’affermarsi di numerosi gruppi come X Japan e Luna Sea che si assiste ad un aumento esponenziale di sonorità rock all’interno del J-pop, che cominciano ad oscurare l’allora onnipresente eurobeat (sottocategoria dance dai ritmi estremamente rapidi, conosciuta in Occidente grazie a videogame come Dance Dance Revolutiion e Initial-D). In questo nuovo periodo nacquero numerosi gruppi (che verranno poi chiamati in occidente “J-rock”) di educazione visual kei come L’Arc~en~Ciel, Glay, Janne Da Arc e Siam Shade (di influenza progressive), Pierrot, D-Shade, Λucifer e molti altri che seppero portare il rock a livelli tecnici e compositivi molto raffinati e originali.

Dal 2000 vi è un ulteriore arricchimento del panorama musicale giapponese e quindi del J-rock: comincia a spopolare l’hip pop, l’R&B, il rap e l’alternative rock. È il momento quindi di gruppi come Dragon Ash ed HY che mettono pur qualche anno in secondo piano il rock precedente che sembrava essere arrivato ad un punto d’arrivo. Ancora una volta non è così, nel calderone musicale giapponese tutto sembra trovare un punto di incontro fra nuovo e vecchio, così le “vecchie band” come i Glay aggiornano la loro musica grazie ai nuovi elementi che richiamano la downtown americana. Anche i Dir en grey che nel 1999 debuttavano sotto etichetta major con sonorità vicine ai Luna Sea dei primi anni novanta propongono dall’EP six Ugly in poi le nuove sonorità più americane che verranno poi equalizzate con un “ritorno al rock più tipico giapponese”.

Agli inizi del 2000 apparve anche una nuova sotto-categoria del visual kei chiamata oshare kei (“stile alla moda”), i cui componenti sono in larga parte giovani. Essa si differenzia dal visual per il suo stile musicale molto meno oscuro, più allegro, ed un aspetto esteriore molto complesso, colorito e ricco di dettagli (adottando anche il cosplay).

Le correnti del visual kei

Esattamente come per la musica, anche l’aspetto dei musicisti visual kei possiede una enorme varietà d’espressioni ed influenze. I look vanno dall’uso di pelle e latex, usati in maniera provocante ed abbinati a trucco forte e capelli decolorati e tinti in maniera innaturale, fino al più innocuo degli abbigliamenti, con semplici t-shirt colorate e scarso o nessun uso di cosmetici, passando per tutti i gradi intermedi: l’unica discriminante sta nella coerenza con la musica proposta, cioè sempre nel rispetto del concept artistico. All’interno del visual kei esistono varie sottocorrenti divise per stile e relativa proposta musicale, le più importanti delle quali sono:

  • kote kei (コテ系), o kotekote (コテコテ): ovvero il visual kei old-school, sviluppatosi principalmente nella seconda metà degli anni novanta. Rappresenta il grado più estremo e oscuro del look, con ricercato effetto-shock sul fruitore attraverso l’uso di colori forti, abbigliamento molto scenografico e vicino al gusto BDSM, ampio uso di trucco ed effetti scenici teatrali come l’uso di sangue finto o altri ritrovati. Generalmente caratterizzato da una peculiare mistura di post-punk e metal estremo ereditata dai Kuroyume e aggiornata dai gruppi dell’etichetta Matina.
  • tanbi ha (耽美派“scuola estetica”): sottocorrente caratterizzata da musica più melodica e dalle influenze classiche più marcate, nonché dagli abiti sfarzosi e barocchi. Originata dalla metà degli anni novanta con gruppi come MALICE MIZER e LAREINE.
  • shiro ( “bianco”): lato più soft e melodico dell’old-school, contrapposto al kuro (“nero”) dei gruppi kote-kei tradizionali. Vede tra gli esempi più caratteristici gruppi come i ROUAGE o i BAISER.
  • oshare kei (お洒落系): è la versione più fresca e gioiosa del visual kei, che porta infatti il nome di oshare (“alla moda”) e si caratterizza per l’abbigliamento giovanile, spesso street fashion, dominato dalla profusione di colori e dall’uso di un gran numero di accessori e dettagli. Concentrata prevalentemente sul look, è la corrente più mainstream del visual kei ed è generalmente molto vicina al pop-rock. Fra i rappresentanti più famosi gli AN CAFE e LM.C.
  • kote-osa (コテオサ): termine che fonde kote kei e oshare kei. È caratterizzato dal look giovanile in stile oshare kei e da un tipo di musica che va dal pop-rock mainstream a un sound leggermente più aggressivo in stile kote kei. Dalla metà degli anni 2000 è emersa come la corrente di maggior successo in Giappone, grazie alla popolarità di band come Alice Nine e Nightmare.
  • Nagoya kei (名古屋系): stile tendente al dark, con musicisti vestiti in completi neri o in costumi tetri (non macabri), ma comunque semplici. Il trucco è presente benché semplificato, e la tavolozza dei colori è molto ridotta e con tonalità vicine al nero. Il nome palesa la provenienza di questo stile dalla città di Nagoya, ma la sua diffusione in tutto il Giappone ha generato altre diciture come ankoku (暗黒 “oscurità”) o kurofuku (黒服 “abiti neri”).
  • angura kei (アングラ系): la parola angura viene dall’inglese underground e si usa per band dallo stile particolarmente bizzarro, spesso parodico verso la società e caratterizzato dall’uso irriverente e provocatorio di icone sociali o da abbigliamento irrispettoso verso le istituzioni statali. Spesso viene considerata una corrente esterna al visual kei, benché vi sia comunque correlata dalla teatralità delle esibizioni, spesso delle vere e proprie messe in scena. A volte definito chikashitsu (地下室 altra dicitura per “underground”) o anche shironuri (白塗り“pittura bianca”) per l’utilizzo di uno spesso strato di trucco bianco in volto proveniente dalla tradizione giapponese del kabuki.

Oltre a queste categorie ne esistono molte altre, né è detto che una band visual rientri necessariamente in una categoria: la varietà di possibilità è molto ampia e la contaminazione è ricercata.

Impatto culturale

Per le sue connotazioni spiccatamente extra-musicali, il visual kei è presente in diversi aspetti della cultura giapponese.

Manga

  • 1986 – Mamoru Nagano: The Five Star Stories
In un lontano futuro l’umanità si sposterà dal sistema solare verso un cluster composto da cinque stelle, di cui una mobile; i pianeti vengono colonizzati secondo un sistema di tipo feudale e vi regnano signori in lotta fra loro tramite giganteschi robot (a guisa di armature medievali) comandati da un cavaliere e da un computer biologico in forma di fanciulla chiamato fatima. Nei 13 volumi (in prosecuzione) di The Five Star Stories, Mamoru Nagano narra una saga di proporzioni vastissime e dal respiro epico in cui si muovono centinaia di personaggi che, forniti di nomi bizzarri e di costumi immaginifici, hanno influenzato il gusto del visual kei; ad esempio, Fatima è stato scelto come nome da un gruppo musicale.
  • 1989 – Maki Kusumoto: KISS××××
Storia d’amore fra una ragazza e Kanon, il cantante di una band visual kei. Il fumetto è noto per il tono straordinariamente etereo e surreale della narrazione (collocata più nel mondo immaginario della protagonista che non nella vita reale), per la grafica raffinata ed estetizzante dell’autrice e perché ha avuto un’importanza basilare per la nascita dello stile visual kei, presentando personaggi che per pose, atteggiamenti e look ispireranno numerosi band sia a breve sia a lungo termine, come ad esempio il cantante Ryūtarō Arimura dei Plastic Tree.
  • 1994 – Rumiko Takahashi: 1 or W, episodio Invito al Takarazuka (宝塚への招待 Takarazuka he no shōtai)
Masahiko, cantante del gruppo visual kei Willow, viene perseguitato dallo spirito della nonna morta, grande fan degli spettacoli del teatro Takarazuka, finché non riuscirà a rappacificarsi con lei. Invito al Takarazuka è una storia breve realizzata all’inizio degli anni novanta da Rumiko Takahashi, una delle più famose autrici di fumetti giapponesi nonché grande fan del gruppo visual kei SHAZNA, e testimonia la notorietà popolare che il genere aveva raggiunto già allora.
  • 1997 – Mayu Shinjō: Strofe d’amore
Aine scrive testi per canzoni, ma non ha nessuno a cui farle cantare finché non incontra Sakuya, vocalist della band Λucifer (Lucifer) con cui intratterrà una tormentata storia d’amore lungo tutta la durata del fumetto. Nonostante sia stata stroncata negativamente dalla critica per l’abitudine dell’autrice ad indugiare continuamente in un fan service(solleticamento del pubblico) erotico del tutto gratuito, Strofe d’amore è un’opera importante nel contesto visual perché il successo del fumetto è stato tale da aver realmente generato il gruppo musicale Λucifer, creato a scopo promozionale per il cartone animato nel 1999 e poi rimasto attivo autonomamente fino al 2003; inoltre, le sigle iniziali e finali dell’anime sono state eseguite da importanti band visual come i GLAY ed i TRANSTIC NERVE.
  • 2001 – Satomi Ikezawa: Othello
Yaya è una ragazza timida e discreta che nel week-end sfugge alla monotonia della sua vita scolastica vestendosi da gothic lolita ad Harajuku, dove può discutere con le sue compagne di musica visual e del suo gruppo preferito, i Juliet; Yaya però ignora di avere una doppia personalità e quando batte la testa esce fuori Nana, suo alter ego rampante e sfrontato. Othello è una commedia brillante incentrata sul mondo della musica (Yaya ama il visual, Nana canta in una rock band) che documenta le subculture urbane di Tokyo legate alla variegata scena musicale giapponese. Fra i protagonisti del fumetto c’è Shōhei Shin’yoji, il cantante dei Juliet venerato da Yaya e dipinto con un look simile a quello del famoso cantante e produttore discografico YUKIYA, ovvero completo nero senza camicia che lascia vedere i tatuaggi disegnati su petto e collo.
  • 2007 – Gōshō Aoyama: Detective Conan, episodi 591~593 Il diavolo dello studio televisivo (テレビ局の悪魔 Terebikyoku no akuma)
Il dirigente di un’agenzia artistica viene ucciso negli uffici di un’emittente televisiva: l’unico indiziato è Satan Onizuka, cantante della band Acheronte-III, che viene accusato di aver ucciso la vittima poiché era il suo produttore con cui non intratteneva buoni rapporti. Il musicista è ritratto come un personaggio in cui la vita privata e la vita pubblica sono del tutto distinte e diverse: amante della cucina cinese, degli origami e delle lettere affettuose dei suoi fan fuori dalle scene, è invece sempre accigliato, macabro e pesantemente truccato come un componente dei KISS quando indossa la sua maschera artistica. Il personaggio è chiaramente ispirato a Demon Kogure, vocalist della storica band heavy metal protovisual Seikima-II (il volto bianco con le guance grigie sono tratti distintivi del cantante).

Moda

La complessità visiva dei gruppi visual kei trae le proprie radici da molteplici influenze ed a sua volta ne crea altre. Particolarmente legata alla musica visual è la moda Lolita, soprattutto nella sua componente gothic lolita: la stessa espressione “gothic lolita” è stata coniata dal chitarrista Mana, il quale è anche stilista e creatore dell’etichetta Moi-même-Moitié. La moda gothic lolita propone una ripresa della moda rococò aggiornata al gusto attuale, e quindi liberata degli orpelli costrittivi (corsetto, crinolina, tournure ed altri elementi non confortevoli), ma ancora ricca di dettagli decorativi e frivolezze. Per il suo alto valore scenografico, la moda Lolita viene spesso usata o citata nei look delle band visual, soprattutto dal componente che interpreta il ruolo della “principessa”: famose principesse sono Mana dei MALICE MIZER, EMIRU dei LAREINE, Rame dei Vidoll, HIZAKI, Kaya, Karin dei Shinkō shūkyō gakudan NoGoD, MAST degli Aliene Ma’riage, Kei degli Eliphas Levi, Ryōhei dei Megamasso ed altri, che nel loro continuo lavoro sul personaggio forniscono nuovi elementi stilistici ai fan. La moda Lolita non è riservata al solo pubblico femminile: anche band che non hanno una principessa hanno comunque un ruolo in questo stile d’abbigliamento grazie alla figura dell’ōji (王子 “principe”), controparte maschile delle gothic lolita, i cui principali esponenti sono il cantante Ryūtarō Arimura dei Plastic Tree, il bassista YUKKE dei MUCC, il cantante Keiyū dei Kra e il cantante Sasakichi dei kowareya.

Televisione

Anche il media televisivo è in varie maniere toccato dal visual kei. Uno dei musicisti più importanti del visual anni novanta, il cantante Gackt, è fra i personaggi più noti al grande pubblico: artista di grande successo commerciale, ha partecipato a numerosi film, telefilm, spot pubblicitari nonché alla celebre sfida canora Kōhaku uta gassen, programma tv simile a Canzonissima (trasmesso ogni anno come puntata-evento di lunga durata fra il pomeriggio e la notte dell’ultimo dell’anno) a cui partecipano i cantanti più famosi della nazione. In televisione diversi programmi tv si occupano dei musicisti visual, il più famoso dei quali è stato quello condotto da Noriko Shōji (東海林のり子), nota come rocking mama per la sua decennale attività di diffusione di questo genere musicale. Dagli anni 2000 il visual ha avuto risonanza anche nella letteratura e nel cinema, come ad esempio nel romanzo di Novala Takemoto Kamikaze Girls. Infine, anche nell’intrattenimento il visual è stato ed è presente in molti cartoni animati che hanno avuto sigle realizzate da musicisti visual, come i BUCK-TICK per xxxHOLiC e Shiki, gli Angelo per Letter Bee, gli LM.C per Tutor Hitman Reborn!, e molti altri.