Mari Fujimoto, direttrice della scuola di Studi Giapponesi al Queens College di New York, ha realizzato un libro in cui traduce 43 parole nipponiche in inglese, introducendo concetti che possono aiutare la civiltà occidentale a vedere il mondo in un altro modo, convinta che il modo di usare le parole possa influenzare la vita stessa. L’ikigai è uno dei concetti più conosciuti, e nasce dall’incontro di diversi aspetti della vita quotidiana, come la professione, la vocazione, passione e missione; il termine è l’equivalente dell’italiano “ragione di vita”, “ragion d’essere”, “motivo per cui alzarsi al mattino”.

«In Occidente tendiamo a rincorrere la perfezione, e pensiamo di dover cercare di essere sempre perfetti, sentiamo di dover fare tutto il possibile per soddisfare le aspettative degli altri. Pensando al modo in cui erano i miei nonni, e al modo tradizionale della vita giapponese, ho pensato che potevamo fermarci a guardarci intorno e accettare le cose che normalmente non apprezziamo, come invecchiare», dice la docente in un’intervista rilasciata a Bbc Culture. Il libro della Fujimoto è suddiviso in 7 capitoli, ciascuno dei quali è introdotto da un haiku di Matsuo Basho: armonia, bellezza, natura, mindfulness (ossia l’attenzione rivolta al qui e ora, al presente, ma sospendendone il giudizio), gratitudine, tempo e rispetto. Nella lingua giapponese è presente il termine wabi-sabi (侘寂) che significa bellezza imperfetta, non duratura e incompleta, così come imperfetta è la natura incontaminata o la semplicità rustica, lontano dall’eleganza ostentata.

1 Fukinsei

La bellezza armonica che nasce solo dall’asimmetria; un concetto estetico totalmente distante dal nostro ideale di bellezza classica fondato su proporzioni idealizzate.

2 Mugon-no gyō

Il silenzio meditativo che precede l’azione, un momento di riflessione che precede il prendere un qualsiasi tipo di iniziativa di natura pratica. Anche questo un sentimento non contemplato dall’iper-performatività predicata dalla cultura occidentale.

3 Mono-no aware

Il sentire la precarietà esistenziale; il capire che tutte le cose sono destinate a finire e a decadere. Lo stato di empatia con la natura finita del mondo, dal quale può nascere anche una piacevole malinconia.

4 Shōganai

Letteralmente significa “non esiste nessun metodo corretto”. Questa parole indica come sia necessario accettare serenamente il fatto che spesso ciò che ci succede nella vita sia totalmente asemico e privo di senso; in netta antitesi con il casualismo e razionalismo occidentale.

5 Kodawari

Spesso questa parola viene tradotta velocemente con “dovere”, ma in realtà è molto di più di un imperativo categorico nei confronti della vita. Questo termine indica l’orgoglio e la gioia per quello che si fa; aderendo a uno standard personale, al proprio ordine e alla propria disciplina mentale, indipendentemente da quello che pensano gli altri di noi o da dettami di vario tipo che ci vengono propugnati dall’esterno.

6 Yugen

La parola Yugen indica le proprietà misteriose, quasi magiche, che non possono essere descritte a parole di cui dispone un individuo o che sono racchiuse in un’opera d’arte. Il suo equivalente artistico-letterario europeo è spesso considerato il simbolismo.

7 Fuubutsushi

 

Più che un sentimento questa parole è un’immagine, quasi un acquerello, che tenta di restituirci una sensazione quasi estetica. È composta da tre ideogrammi: vento, cose e poesia. Letteralmente si può tradurre con “Cose che evocano ricordi di una particolare stagione” e descrive una sorta di nostalgia, che può anche essere diretta verso il presente; ad esempio quando guardiamo un ciliegio in fiore e sappiamo che è già fiorito in passato, con la sincrona consapevolezza che sfiorirà in futuro.