Tengu (天狗, “cane celeste”) sono un tipo di creatura leggendaria trovata nella religione popolare giapponese e sono anche considerati un tipo di dio shintoista (kami) o yōkai (esseri soprannaturali). Sebbene prendano il nome da un demone cinese simile a un cane (Tiangou), i tengu originariamente venivano rappresentati in forme di rapaci, e sono tradizionalmente raffigurati con caratteristiche sia umane che da uccelli. I primi tengu erano raffigurati con becchi, ma questa caratteristica è stata spesso umanizzata e sostituita con un naso innaturalmente lungo, che oggi è ampiamente considerato la caratteristica distintiva del tengu nell’immaginazione popolare.

Tengu al tempio Kurama

Il buddismo sostenne da tempo che i tengu erano demoni dirompenti e precursori della guerra. La loro immagine si addolcì gradualmente, in uno spirito protettivo, seppure pericoloso, delle montagne e delle foreste. I tengu sono associati alla pratica ascetica conosciuta come Shugendō, e di solito sono raffigurati nell’abito distintivo dei suoi seguaci, gli yamabushi.

Il tengu appare in un gran numero di forme, ma di solito è rappresentato come la fusione tra un grande uccello mostruoso e un essere completamente antropomorfizzato, spesso con una faccia rossa o un naso insolitamente grande o lungo. Le prime raffigurazioni di tengu le mostrano come esseri simili ad uccelli che possono assumere una forma simile a quella umana,  mantenendo ali, testa o becco. Il lungo naso del tengu sembra essere stato concepito nel 14 ° secolo, probabilmente come umanizzazione del becco dell’uccello originale. I lunghi nasi del tengu li alleano con la divinità shintoista Sarutahiko, che è descritta nel testo storico giapponese, il Nihon Shoki, con una proboscide simile che misura in lunghezza sette braccia. Nelle feste di paese le due figure sono spesso ritratte con le stesse caratteristiche e sono sempre presenti tra le bancarelle delle festività tramite le maschere tradizionali in vendita che li ritrae nella classica forma con il lungo naso rosso.

Alcune delle prime rappresentazioni di tengu compaiono nei rotoli di immagini giapponesi, come il Tenguzōshi Emaki (天狗 草 子 絵 巻), dipinto c. 1296, che è una parodia rivolta ai sacerdoti di alto rango dotandoli di becchi simili a falchi come i demoni tengu. I Tengu sono spesso raffigurati come dei preti. A partire dal XIII secolo, il tengu venne associato in particolare agli yamabushi, gli asceti di montagna che praticano lo Shugendō. L’associazione ha presto trovato la sua strada nell’arte giapponese, dove i tengu sono più frequentemente raffigurati nel caratteristico costume dello yamabushi, che include un piccolo berretto nero (頭 襟, tokin) e una fascia pom-pommed (結 袈裟, yuigesa). A causa della loro estetica sacerdotale, vengono spesso mostrati mentre brandiscono lo Shakujo, un bastone distinto usato dai monaci buddisti.

Shakujo

I tengu abitano le montagne del Giappone, e preferiscono fitte foreste di pini e crittomerie. Sono specialmente associati ai monti Takao e Kurama. La terra dei tengu è anche chiamata Tengudō, che può corrispondere ad una locazione geografica, una parte di un regno demoniaco, o semplicemente un nome per ogni accampamento di tengu.

Le leggende spesso descrivono la società dei tengu come gerarchica: i karasu fungono da servi e messaggeri degli yamabushi, e in capo a tutti c’è un re dai capelli bianchi, Sōjōbō, che vivrebbe sul monte Kurama. Inoltre, molte aree del Giappone si dicono infestate da tengu con altri nomi, spesso anche venerati nei templi. Sebbene siano sempre raffigurati come maschi, i tengu depongono uova.

I konoha-tengu sono associati a Sarutahiko, il dio Shintō degli incroci, dei sentieri e del superamento degli ostacoli. L’associazione nasce probabilmente dal lungo naso del dio simile ad una proboscide. Secondo altri studiosi però i tengu deriverebbero dal dio Susanoo. Le loro caratteristiche aviarie li avvicinano inoltre anche ai garuda della mitologia buddhista.

I tengu sono creature capricciose, e le leggende li descrivono a volte benevoli e a volte malvagi. Talvolta si divertono a giocare scherzi pesanti, come appiccare fuochi a foreste o porte di templi, o addirittura mangiare le persone (molto raro). I tengu amano camuffarsi da viandanti umani, assumendo forme amichevoli, come eremiti itineranti. Dopo aver guadagnato la fiducia della vittima (nelle leggende spesso monaci buddhisti), i tengu ci giocano, ad esempio facendola volare o immergendola in un’illusione, che sono esperti a creare. Oppure, i tengu la rapiscono, pratica nota come kami kakushi o tengu kakushi, rapimento divino o da tengu. Le vittime spesso si svegliano molto lontano senza alcuna memoria del tempo trascorso. Le sparizioni di bambini sono spesso attribuite ai tengu, soprattutto se sono poi ritrovati in stato confusionale. I tengu possono anche comunicare con gli umani per telepatia, e sono talvolta accusati di possessione demoniaca o controllo della mente. Grazie ai loro scherzi malvagi, la gente talvolta lascia loro delle offerte, generalmente riso o pasta di fagioli, per ingraziarseli.

Tempio Tengu sul Mt. Takao

I tengu sono orgogliosi, vendicativi, facili all’ira, particolarmente intolleranti verso gli arroganti, i blasfemi, coloro che abusano del loro potere e della loro conoscenza per tornaconto personale, e coloro che arrecano danno alle foreste in cui essi abitano. Questa particolarità li spinge a provocare monaci e sacerdoti, e in epoca antica samurai: secondo alcune tradizioni gli arroganti si reincarnano in tengu. Talvolta gli si attribuisce un istinto politico, e si immischiano negli affari dell’umanità per impedirle di diventare troppo potente o pericolosa. Nonostante la loro intolleranza verso questo attributo, i tengu sono noti per essere egoisti, da cui la locuzione tengu ni naru (“diventare un tengu”), cioè fare il vanitoso. In almeno una leggenda si afferma che i tengu che si comportano altruisticamente possono reincarnarsi in esseri umani.

I tengu non sono immortali, ma un tengu gravemente ferito può trasformarsi in un uccello, spesso corvo o rapace, e volare via. I tengu sono esperti di arti marziali, tattica, e ottimi armaioli: talvolta insegnano parte del loro sapere ad esseri umani, ad esempio l’eroe Minamoto no Yoshitsune imparò il kenjutsu (tirar di scherma con la katana) dal re dei tengu, Sōjōbō. In realtà non è necessario che lo studente incontri il tengu di persona, perché il tengu può insegnare nei sogni. La maschera nera indossata dai ninja è chiamata tengu-gui proprio per l’associazione dei tengu con il combattimento.

Tengu al tempio Minamiashigara



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